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  • Via del sociale n1

    La rivista mensile “Via del sociale”, primo magazine sociale gratuito della città di Potenza, realizzato in collaborazione con l'associazione Insieme

    Continua a leggere

 

 

 

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Bolognetti visita il carcere di Potenza

Di Maurizio Bolognetti

Rita Bernardini da anni visita le carceri del bel paese fotografandone la condizione di degrado
e illegalità e raccontando, in lunghi e articolati atti sindacato ispettivo, quanto le patrie galere
siano lontane dai precetti dell’art. 27 della Costituzione e luoghi in cui troppo spesso si viola la
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali. Le
carceri, che Marco Pannella ha definito “un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah”. Le
carceri, luogo di tortura per detenuti e agenti di Polizia penitenziaria.

Con Rita Bernardini abbiamo trascorso due giorni sulla rotta Basilicata-Puglia per verificare le
condizioni di vita della “comunità penitenziaria” nelle case circondariali di Potenza e Taranto.

Domenica 19 agosto, ore 12.10. Dopo aver tenuto una conferenza stampa all’ingresso della
casa circondariale di Potenza, finalizzata a spiegare il senso e il significato di una richiesta di
amnistia che non a caso abbiamo definito “Amnistia per la Repubblica”, varchiamo il cancello
ed entriamo in un carcere che visitiamo con regolarità da anni. Ad accoglierci, con un sorriso
che contrasta con le condizioni di una struttura che presenta numerose “criticità”, alcuni agenti
di Polizia penitenziaria. Mentre ci avviamo nella stanza del comandate per firmare i moduli di
rito, nei corridoi captiamo un commento pronunciato da un agente: “Solo questi ci possono
salvare”. Sento e penso che dovremmo salvare noi stessi e questa Repubblica interrompendo
la flagranza di reato in corso contro i diritti umani e la Costituzione.

Pochi minuti dopo, Rita è al telefono con il direttore, il dottor Ferrandina. Chiacchierando
con gli agenti, apprendiamo di una soluzione molto italiana ai problemi di sovraffollamento.
Sembrerebbe che la capienza regolamentare dell’istituto sia stata portata da 170 a 202 posti
e la cosiddetta capienza tollerabile da 230 a 260. Viene in mente la lettera del prof. Andrea
Pugiotto in cui si parla di “capienza costituzionale”. Il carcere di Potenza non è Poggioreale,
ma in ogni caso il reparto penale - l’unico aperto - capienza regolamentare alla mano fa
registrare comunque un sovraffollamento. Iniziamo la visita dalla prima sezione e dalla cella
n.1: i metri quadrati a disposizione dei 4 detenuti presenti sono 18 e qualcuno lamenta il fatto
che nel bagno in cella non ci sia acqua calda. Un altro detenuto ci racconta dei suoi cinque
rigetti.

I detenuti stranieri presenti sono 16 su 114. Per tutti 4 ore d’aria e due ore di cosiddetta
saletta.

Nella cella n.9, un detenuto ci racconta che per aver prestato soccorso alla madre ha perso i
benefici degli arresti domiciliari. Il magistrato non gli ha contestato il reato di evasione.

Procediamo entrando in ogni cella e ascoltando storie. Nella cella n.2, Oreste lamenta la
distanza dalla famiglia e ci dice che ha 4 bambini e che finalmente tra 110 giorni uscirà. Nella
stessa cella notiamo l’assenza di M.R., oggetto di una precedente interrogazione di Rita; ci
dicono che ha finalmente avuto il trasferimento che aveva chiesto. Entriamo nella cella n.8
dove convivono 2 definitivi e 3 giudicabili; potrà apparire un paradosso, ma si respira una
grande armonia e solidarietà. M.P. fa da piantone a un compagno di cella che ha problemi di
salute. I detenuti presenti ci mostrano uno sgabello della cella adattato a forno.

Saliamo al primo piano e non possiamo fare a meno di notare che dal finestrone dell’ala si
intravede la Sider con i suoi fumi che appestano Potenza.

Nella cella n.15 incontriamo un detenuto trasferito da poco dal padiglione Napoli di
Poggioreale: dovrà stare in carcere fino al 2018 e il suo sogno è quello di essere trasferito a
Gorgona per poter lavorare; è arrivato da 15 giorni a Potenza e di certo, e con buona pace
del Ministro Severino, non rimpiange Poggioreale e il padiglione Napoli. Ci racconta dei 45
minuti di visita della Ministra e poi aggiunge che “Poggioreale è un inferno”. Nella stessa cella
incontriamo di nuovo M.L. che ci racconta di aver potuto vedere i nipotini solo in foto e che
la sua richiesta di trasferimento è stata rigettata. Il detenuto che sogna di andare a Gorgona
dice che a Potenza sta bene e che c’è rispetto reciproco tra agenti e detenuti, poi si fa scuro
in volto e ci parla della morte di “Zio Gennaro”, stroncato a 45 anni da un infarto in quel di
Poggioreale.

Su una porta del corridoio noto una locandina, c’è scritto “Cinestate”. Inevitabilmente lo
sguardo cade su uno dei titoli in cartellone: “La ricerca della felicità”. Gli agenti mi spiegano
che sono riusciti ad organizzare un paio di mesi di cineforum. Con orgoglio mi fanno notare
un’altra locandina: “Olimpiadi all’ombra”. Mi spiegano che l’area trattamentale di concerto
con l’area sicurezza ha organizzato, nel periodo 6 luglio – 9 agosto, un torneo di calcetto a 8,
un corso di basket e poi tornei di battimuro, morra cinese e sprint dei 10 metri(basato sulla
lunghezza del passeggio).

Parliamo con C.L. trasferito da Secondigliano, ci racconta che la moglie e la figlia soffrono
di epilessia e che in 3 anni e mezzo ha potuto vederle solo 10 volte. C.L. vorrebbe tornare a
Secondigliano e ha presentato domanda di trasferimento.

Le ore passano e Rita visita le celle una per volta fermandosi a parlare. Nella cella n.18, T.L.
ci racconta che c’è un’azienda pronta ad offrirgli un lavoro e che la Direzione e il Sert hanno
dato parere favorevole al trattamento esterno. M.G. è da dicembre a Potenza per un reato
commesso nel 2002, dice che gli hanno dato l’art. 80 comma 2(possesso di ingenti quantitativi
di Mariuana). Nella cella si apre un dibattito sulla Fini-Giovanardi e sulle disobbedienze civili
radicali. I detenuti tossicodipendenti sono 30 su 114.

Proseguiamo e come da copione, come ogni anno, come in ogni visita, nelle celle 21-22 e 23 il
solito cesso a vista.

Continuiamo la nostra visita e nella cella n.3 sono intenti a cucinare zucchine e crostata. B.D.,
trasferito a Potenza con provenienza Poggioreale, si fa il segno della croce e con un sorriso a
32 denti dice: “Qua sto in paradiso”. Gli occhi sono quelli di chi ha visto l’inferno e non posso
fare a meno di pensare al paradosso di chi può arrivare a definire paradiso una condizione di
detenzione dopo aver vissuto in una delle carceri con il maggior indice di sovraffollamento e
con una popolazione che è pari ad un piccolo comune della Basilicata.

Entriamo nella sala socialità e 17 detenuti in circolo ascoltano Rita che illustra lo stato dell’arte
e parla della Fini-Giovanardi, della ex Cirielli. Mi metto in un angolo e ascolto. Accanto a me
un detenuto che indossa una maglietta con la scritta Napoli a caratteri cubitali inizia a porre
domande sull’interlocuzione di Marco Pannella con il Presidente Napolitano: è informatissimo.
Rita chiede della spesa ed esplode un dibattito sui prezzi. Si inizia a parlare del caffè Kimbo,
quotatissimo per forza o per amore, e di batterie. Si scatena una discussione sul caro vita e
sulla crisi.

Eccoci nella sala colloqui: il muretto è ancora lì. Certo, niente a che vedere con quella che a
Taranto, con ironia, definiscono “pescheria”. Gli agenti ci informano dell’assenza di un servizio
di prima accoglienza.

Ci guardiamo attorno e nel complesso la struttura è migliorata rispetto all’ultima visita e
all’interrogazione presentata da Rita, ma permangono di certo alcune delle illegalità che
abbiamo sottoposto all’attenzione della Procura della Repubblica di Potenza.

Lasciamo il reparto maschile e ci dirigiamo verso il femminile. Nella cella n.7 ci raccontano che
l’intera sezione(17 detenute) ha aderito ai 4 giorni di iniziativa nonviolenta. Rita parla con le
detenute e c’è chi lamenta il fatto che si possono fare poche docce. Nella cella n.1, R.C. è da
due mesi in lista di attesa per un intervento chirurgico.

Sono le 17.30 circa e la visita volge al termine. Domani si va a Taranto che come Melfi è una
delle famigerate “Carceri d’oro”. Nell’avviarmi verso l’uscita una volta di più penso al sorriso
del detenuto che ha definito il carcere di Potenza un paradiso. Un paradiso con i cessi a vista,
il muro di cinta che crolla, il muretto divisorio nella sala colloqui, la carenza di personale che
dovrebbe occuparsi della rieducazione e del reinserimento sociale dei detenuti…

Sì, in questo paese stretto nella morsa di una illegalità sistemica, la piccola casa circondariale
di Potenza appare un paradiso agli occhi di chi ha visto l’inferno.

Noi intanto continuiamo a snocciolare cifre e a raccontare di detenuti e agenti di Polizia
penitenziaria che si suicidano, vittime silenziose e silenziate dell’assenza di legalità e Stato di
diritto. Continuiamo a riferire - nell’attesa che il dibattito negato prima o poi possa esplodere
- delle condanne ultra trentennali inflitteci dalla Corte di Giustizia europea, della irragionevole
durata dei processi e di carceri indegne di un paese civile.

La prepotente urgenza, dov’è signor Presidente? Con l’intera comunità penitenziaria e con
Marco Pannella noi continuiamo a ripetere che occorre interrompere la flagranza di reato
contro i diritti umani e la costituzione. La riforma strutturale per poter affrontare la bancarotta
della giustizia e il suo putrido percolato carcerario si chiama amnistia e noi vorremmo poter
raccontare al paese perché essa è “Amnistia per la Repubblica”, per uno Stato che da troppo
tempo veste i panni del delinquente professionale.



 

 

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